Visti al Salone (Satellite) #3. È interessante questo progetto del duo creativo Lanzavecchia + Wai (lei Francesca Lanzavecchia italiana, lui Hunn Wai di Singapore, formatisi alla Design Academy Eindhoven) perché indaga un tema poco praticato – o che purtroppo raggiunge raramente gli onori della cronaca – quello del design per la terza età. E qui bisogna fare subito un distinguo, perché spesso questo viene associato erroneamente al design medicale o per le strutture ospedaliere. No Country for Old Men (che ironicamente cita il celebre film dei fratelli Coen del 2007) è invece una collezione di arredi e complementi a uso domestico per la vita di tutti i giorni.

All’interno di questa famiglia di prodotti troviamo la serie Together Canes che si compone di tre sostegni per la deambulazione – denominati T, U, I – oggetti utili non solo per la mobilità ma anche per arredare. Attrezzati con rotelle e manici ergonomici a uncino, a occhiello e manubrio, i tre ausili differiscono per funzione d’uso e integrano dei supporti che li trasformano in tavolino, piccolo piano d’appoggio/scrittoio (dotato di fessure per alloggiare un iPad, per i nonni 2.0) o cestello portariviste. Il design è quanto più lontano dagli arredi un po’ sterili da casa di cura e gioca su un piacevole abbinamento legno naturale-legno laccato.
Tra gli elemento d’arredo troviamo anche Assunta, una poltroncina che aiuta l’anziano ad alzarsi dalla posizione seduta. Grazie alla barra inclinata posta all’altezza dei piedi l’utente può far leva e spingersi in avanti. Nessun rischio di caduta perché la sedia si appropria del peso della persona e garantisce la stabilità tramite i braccioli che seguono l’inclinazione del corpo. Assunta combina una struttura in legno naturale e tondino d’acciaio laccato bianco e può essere rivestita da una vivace imbottitura colorata che copre seduta, schienale e braccioli. Un prodotto – a mio avviso – che si inserisce benissimo anche nelle case più moderne.
Completa la collezione Monolight una lampada/lente di ingrandimento tanto semplice, quanto efficace: la base in marmo sagomato consente di assumere diverse inclinazioni e la cornice in alluminio (disponibile in due formati) ospita la lente di ingrandimento e la lampada LED. Utile e scultorea, Monolight facilita i piccoli lavori di precisione o anche la semplice lettura di un libro o di una rivista.
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Visti al Salone #2. Quali caratteristiche conferiscono a un prodotto lo status di “design di qualità”? A questa domanda hanno cercato di rispondere i progetti esposti a Uncovered 2012-Careof presso la Fabbrica del Vapore. Nell’interrogarsi sulla qualità dei prototipi e dell’autoproduzione rispetto ai prodotti presenti sul mercato del furniture design, Simone Simonelli ha proposto Maisonnette (che in francese significa “piccola casa”), una mini collezione di tre pezzi che risponde alle abitudini contemporanee concentrandosi sul micro-living, dove oggetti e spazi sono chiamati ad assolvere molteplici funzioni contemporaneamente, tra il contenere, l’arredare e l’abitare.

Lo scopo di Maisonnette è cercare di soddisfare le esigenze di chi vive in piccoli spazi ed è per questo che ogni elemento ha un doppio utilizzo (o più ancora): ecco allora che la libreriaa giorno incorpora uno stand guardaroba, il carrello-contenitore diventa un tavolino dotato di rella appendiabiti e il piccolo tavolino una volta ribaltato si trasforma in un vassoioportatile. Semplicità invece per quanto riguarda materiali: le parti in legno sono di massello di ontano trattato con vernice naturale e le strutture in tondino di acciaio.
Condividete con me la passione per gli oggetti che si prestano a più usi (o quantomeno usi diversi da quelli per cui sono stati progettati)? O siete affezionati ancora all’equazione un prodotto=una funzione?
A Milano ha da poco inaugurato una piccola mostra davvero curiosa, Lama/Non Lama una selezione di oggetti per tagliare curata ed allestita da Studiopepe (le stylist Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto). Per vederla bisogna recarsi presso lo spazio Valcucine Milano Piave|Spotti di Viale Piave n.27 fino al prossimo 9 luglio.

Protagonista il coltello, declinato in molteplici forme e presentato in numerose varianti, tra pezzi unici, prototipi e esemplari davvero strani. Una selezione accurata realizzata in collaborazione con la storica coltelleria Lorenzi di Corso Magenta che mette in scenalame e coltelli della tradizione, oppure nuovi utensili disegnati da progettisti contemporanei, tra cui Paolo Ulian e Giulio Iacchetti, fatti di materiali poveri o molto pregiati. Allestimento sobrio e senza eccessi quello di Arianna e Chiara, che hanno composto un sistema di fori a cui agganciare pioli in legno sulla traccia di una griglia invisibile. A parete troverete appesi teche e bacheche, scatole, elastici, mensole e ganci che danno vita a un sistema espositivo mutevole che si adatta di volta in volta agli oggetti in mostra.
Durante la serata di inaugurazione il collettivo Tour de Fork ha coinvolto il pubblico con una performance legata al food ispirata all’immaginario e alla gestualità del coltello (qualche scatto rubato lo trovate nella gallery). Gli ospiti hanno potuto ridurre a pezzi un grande piano di glucosio vetrificato e improvvisare realizzando con mollette e frammenti delle lame di fortuna per gustare il goloso buffet. Senza a prendersi a coltellate per l’ultimo stuzzichino.
Visti al Salone. Fanno parte della nuova collezione Flash di Sancal le famiglie di imbottiti Float di Karim Rashid e Party di Luis Eslavache giocano con forme geometriche e smussate che richiamano vagamente un look retrò anni Sessanta. Uno stile non originalissimo, ammetto – che a me ricorda i lavori di Jayme Hayon e della coppia Doshi Levien – ma che cavalca un trend molto attuale.

Abbinamenti divertenti tra colore e stampe dei tessuti sono i tratti distintivi dei sofà Floatdisegnati da Rashid. Disponibili in diverse misure, questi divanetti incorporano un grande schienale che tocca terra e che può essere usato come schermo per creare delle aree separate all’interno di spazi pubblici e addirittura attrezzato con un appendiabiti in legno. Il sistema proposto dal designer egiziano è modulare e componibile. Massima libertà quindi nel poter comporre il proprio divano con braccioli, seduta, poggiatesta e cuscini di colori e fantasie differenti.
Stesso principio per la serie disegnata da Eslava. I moduli imbottiti Party possono essere assemblati a coppie o più elementi oppure usati singolarmente per dare vita a poltrone, divanetti a due o tre posti con penisola. Meno disinvolta ma comunque interessante la gamma cromatica che cade su diverse tonalità di grigio, rosso, verde e azzurro. Possibilità, anche in questo caso, di aggiungere elementi a piacere, braccioli, cuscini trapuntati a bottone e tavolini in legno lato seduta. Completano la collezione Flash i divani Copla di Rafa García e i tavolini Nudo di Juan Ibáñez Lax.
Surface Tension Lamp by FRONT
“A bubble is brief, and bursts at your touch. But while it lasts, it catches the light and reflects the room like a multi-coloured temporary structure. We wanted to create a constantly changing lamp that combines the most ephemeral of lampshades with an LED light source that will last for 50000 hours. In the time it takes the LED to burn out, the lamp will have had 3 million different globe shades”.
Indagherà i processi di creatività condivisa la mostra/evento Making Together – progetto di Cristina Favini, a cura di Susanna Legrenzi e Stefano Maffei – che si terrà dal 17 al 22 aprile nello spazio Logotel (via Ventura 15) nel circuito Ventura Lambrate del fuorisalone 2012. Come può la cultura della rete, che si alimenta grazie alla condivisione dei contenuti e lapartecipazione attiva degli utenti, influire sul processo creativo del designer? E come può l’utente tipo collaborare all’ideazione o alla realizzazione di un progetto?

Tuft, una macro-installazione da “abitare” ideata dal collettivo Numen/For Use, cercherà di rispondere a questi interrogativi, proponendosi al pubblico come piattaforma-generatore di incontri e relazioni.
Durante la design week Making Together proporrà un programma di workshop in fieri a cura di designer e collettivi italiani e stranieri chiamati a confrontarsi sul tema della creazione collettiva con una formula di cantiere/laboratorio di sperimentazione aperto al pubblico. Tra i protagonisti dei Lab, il designer britannico Dominic Wilcox con un progetto-oggetto che crescerà in dimensioni grazie all’apporto del pubblico, il gruppo di gaming urbanoCriticalCity che creeranno missioni di design situazionista per gli spettatori più coraggiosi e il graphic designer Demian Conrad con un progetto editoriale estemporaneo. Non finisce qui, il compositore/ricercatore torinese Andrea Valle con un’installazione sonora, la food designerNatascia Fenoglio che trasformerà in un progetto positivo un rifiuto alimentare e non ultimo il collettivo Love Difference fondato da Michelangelo Pistoletto con il progetto speciale “Barcamp Methods” in programma per la giornata del 18 aprile.
Partecipate, è il caso di dirlo, (attivamente) e numerosi.
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In occasione delle Giornate Europee dei Mestieri d’Arte, la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte presenta la mostra-evento “Capi d’Opera – Le eccellenze del saper fare a Milano e in Lombardia” in programma dal 31 marzo al 1 aprile presso Palazzo Morando a Milano.

Un focus sul patrimonio dei mestieri dell’artigianato lombardo e, più specificamente,milanese: dall’industria all’autoproduzione, attraverso la presenza di botteghe, atelier, opifici e maestri artigiani. Curatore d’eccezione Ugo La Pietra che ha selezionato le presenze secondo criteri di eccellenza con l’obiettivo di fondere la cultura del progetto, tipica del design, alla manualità dei maestri artigiani.
Spazio quindi alla liuteria e all’ebanisteria, alla lavorazione della seta e del pizzo, passando dalla moda alla ceramica, dai metalli alla pelletteria, dai costumi teatrali alle marionette. Senza dimenticare tessuti, carta, argenteria e vetro, fino alle declinazioni più sperimentali e innovative.
La mostra sarà l’occasione per ammirare quattro atelier artigiani all’opera: le decorazioni di Pino Grasso realizzate da un’esperta ricamatrice a telaio, gli articoli di pelletteria di Valextra, gli strumenti di liuteria che hanno regalato fama al territorio lombardo e gli oggetti in oro realizzati dalla Scuola Orafa Ambrosiana. Special guest il maestro giapponese Munenori Yamamoto, esponente della Maison Zôhiko, che dimostrerà al pubblico la propria abilità di laccatore decorando alcuni preziosi quadranti per Vacheron Constantin.
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Diamoci un taglio! Come Lucio Fontana incideva incideva le sue tele per produrre i suoi celebriConcetti Spaziali (in cui si affermava più il gesto dell’artista che l’opera in sé), così il giovane Alessandro Busana seziona parti dei mobili che compongono la collezione Cutlineprodotta dal nuovo brand Smooth Plane per mettere a nudo la qualità artigianale di questi prodotti. Se in natura il legno è racchiuso dalla corteccia che contiene la vera essenza del materiale, i tagli netti praticati su questi pezzi d’arredo vogliono far emergere ciò che sta sotto: una qualità nascosta che riassume eccellenza nella lavorazione abbinata a un design fatto sia di estetica che di funzionalità.

Tavoli, madie, cassettiere, contenitori alti e bassi che presentano angoli sezionati e spigoli vivi come prismi, portano in sé il dinamismo di un’azione precisa, un taglio che crea una funzione in ogni singolo oggetto: l’interno si espone all’esterno manifestando la vera essenza del legno. Il mobile assume una duplice funzione con una zona a giorno ed una nascosta dalle ante. Questa doppia soluzione permette, con un unico oggetto, di differenziare la custodia degli oggetti da mostrare e degli oggetti da celare.
Se anche voi siete curiosi di vedere questi elementi d’arredo insoliti, sappiate che Busana esporrà la sua linea Cutline presso Discovering/SuperstudioPiù durante la prossima design week di Milano.
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